Galateo Giapponese: a tavola – di Myriam Blasini

Cosa fare e non fare in Giappone

Viaggiare in paesi sconosciuti è sicuramente una delle esperienze più emozionanti da vivere. Al tempo stesso, però, più ci allontaniamo dal nostro cortile, più facilmente possiamo andare incontro al cosiddetto shock culturale: quella sensazione di ansia e disorientamento che proviamo quando veniamo a contatto con abitudini, tradizioni e riferimenti culturali profondamente diversi dai nostri.
Il modo migliore per contrastare questa sensazione di smarrimento è sicuramente documentarci sui paesi che intendiamo visitare, per poter godere appieno l’esperienza del nostro viaggio.  Per un viaggiatore occidentale come noi il Giappone può apparire al primo sguardo come un pianeta sconosciuto e incomprensibile, ma basta immergerci senza preconcetti nello spirito della tradizione giapponese per comprenderne e gustarne profondamente il significato.
Chi viaggia per lavoro è certamente vincolato ad un galateo stringente, fitto di regole e sfumature, in cui un gesto o una parola sbagliati possono compromettere l’esito di una transazione d’affari. Il turista invece è più libero di sperimentare ed anche sbagliare, ma alcune regole di base sono certamente utili per evitare spiacevoli incomprensioni.

Galateo a tavola

Una delle situazioni più facilmente fonte di imbarazzo è il modo di stare a tavola, una vera e propria angoscia fantozziana per chi viene invitato a cena da conoscenti a Osaka o Kyoto. Ma svelare i segreti del galateo giapponese può anche essere una semplice curiosità per chi ama il sushi o i  ristoranti giapponesi di Milano, Roma o Londra.
Certamente tra amici i rapporti sono molto più informali e leggeri, ma se siete invitati a casa per la prima volta dai genitori della vostra amica Izumi, vi converrà osservare alcune semplici regole. Il principio generale è mantenere un comportamento discreto, educato e “impagliato”, per non urtare e imbarazzare con manifestazioni di eccessiva espansività persone abituate, per tradizione secolare, a non lasciar trapelare le proprie emozioni. Entrando in casa o in ristoranti tradizionali, è d’obbligo togliere le scarpe e indossare le apposite ciabatte, quindi occhio ai calzini! E a proposito di ciabatte, è indispensabile ricordare che le pantofole ‘igieniche’ poste nei bagni vanno indossate solo ed esclusivamente lì, per evitare di portare contaminazioni dalla toilette al resto della casa. Ciabattate in giro con quelle e non vedrete mai più Izumi in vita vostra!
Come in Italia, quando si è ospiti è buona regola portare un dono. Un souvenir italiano sarà sicuramente gradito, ma occorrerà incartarlo con cura in una carta raffinata, evitando fiocchi, nastri e colori sgargianti, perché l’incarto è parte integrante del regalo stesso e la cura nel suo confezionamento esprime l’attenzione nei confronti della persona a cui viene donato. Nel porgerlo, accompagnatelo con frasi che esprimono modestia : il nostro classico: “è giusto un pensierino…”, anche se il regalo è pregiato e costoso. Una tipica frase di circostanza è “Tsumaranai monodesu ga” (trad. questo è un regalo senza valore, ma accettalo per favore). Tutto ciò non è formalismo o ipocrisia, ma squisita delicatezza. Significa, infatti, che il valore del dono non conta: la nostra amicizia è per me la cosa più importante. La stessa delicatezza porterà l’ospite a ringraziare, ma ad aprire il regalo in un altro momento e non davanti a tutti. Se non avete avuto modo e tempo di portare un dono dall’Italia, ricordate che la frutta è un omaggio sempre molto gradito. Preparatevi, però, ad una spesa considerevole, perché la frutta usata in queste occasioni deve essere ‘speciale’: frutti perfetti nella forma e nel colore, in confezioni che ne proteggono ed esaltano il pregio e che spesso non vengono consumate, ma esposte come centrotavola per la loro bellezza. Vi costerà, ma farete un figurone!
Finalmente siamo riusciti a sederci a tavola. Probabilmente si tratterà di un tavolo occidentale con normali sedie, ma in caso sia un kotatsu, tipico tavolo basso giapponese, la buona notizia è che non siete costretti a stare per tutto il tempo inginocchiati nella posizione formale tradizionale, ma potete mettervi con le gambe raccolte di lato o incrociate.
Prima di iniziare il pasto si usa la formula “Itadakimasu!”, il nostro “buon appetito”, ma con una sfumatura molto più profonda, cioè “grazie per il pasto che ricevo”, anticamente rivolto agli dei, oggi più realisticamente a chi ha preparato del buon cibo per noi. Allo stesso modo alla fine si ringrazierà dicendo: “Gochisousama deshita”, è stato un banchetto.
Durante il pasto generalmente non si beve acqua, ma sakè, birra o tè. Non è educato servirsi da bere da soli, ma anzi è cortese ed opportuno controllare il bicchiere del vicino per riempirlo prima che resti vuoto. Il sakè è generalmente versato dal padrone di casa e prima di bere è tradizione fare un brindisi insieme esclamando: “kampai!” Evitate accuratamente di dire “cin cin” in queste occasioni, perché suonerebbe come “chinchin”, e non vorrete di certo parlare di membri maschili in presenza dei genitori di Izumi, giusto?
Ed ora una piccola mappa su come orientarsi con le bacchette. Gli hashi sono di certo poco maneggevoli per chi non ha confidenza con essi, e un po’ di ‘imbranataggine’ sarà certamente perdonata, ma…. ci sono dieci cose da non fare assolutamente mai:
1. Hotokibashi: mai lasciare gli hashi infilzati verticalmente nel cibo, come i bastoncini di incenso sulle tombe dei cimiteri, immagine certo non opportuna da evocare a tavola;
2. Hiroibashi: per lo stesso motivo non è proprio il caso passare il cibo da una persona all’altra da hashi a hashi, perché ricorderebbe un momento della cerimonia funebre buddista;
3. Watashibashi: non lasciare gli hashi appoggiati sul piatto, ma servirsi degli appositi hashioki (sostegni per bacchette; e a proposito, non è delizioso il mio preferito?)

hashioki

4. Sashibashi: non è assolutamente educato infilzare il cibo con gli hashi, anche se di fronte ai bocconi più scivolosi la tentazione è forte…
5. Furiaghe bashi: in generale evitate di gesticolare impugnando gli hashi, ad esempio spostandoli al di sopra delle varie ciotole mentre si sceglie cosa prendere, o peggio ancora, indicando qualcuno o qualcosa con le bacchette (ma in quale paese del mondo è considerato educato gesticolare a tavola brandendo le posate?) e tenete presente che in generale è considerato maleducato sollevare gli hashi oltre l’altezza della propria bocca;
6. Yoko bashi: non usare le bacchette unite per prendere il cibo come se fossero un cucchiaio;
7. Chigiri bashi: non usare le bacchette tenendole una in ciascuna mano, come fossero ferri da calza;
8. Nigiri bashi: non usare gli hashi stringendoli nel pugno, solo i bambini impugnano le bacchette in quel modo;
9. Saguri bashi: non ‘rovistate’ con le bacchette nel piatto o nelle ciotole per selezionare i cibi;
10. Namida bashi: non fate sgocciolare la salsa di soia dai cibi tenendoli sospesi con le bacchette.

Bene, siete finalmente pronti per accettare l’invito a pranzo di Izumi. Itadakimasu!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...